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Genitorialità

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altdi Elda Perelli

 

DOMANDA

Secondo Lacan il bambino desidera inizialmente essere il complemento della madre e cioè, essere il fallo che manca alla madre. In altre parole desidera essere il desiderio di sua madre, ciò che la madre desidererebbe. Questo desiderio è dato dal fatto che il bambino ha con la madre un rapporto reale ancor prima della sua nascita. Infatti, la sensazione del bambino della cosiddetta mancanza a essere viene dal fatto che non è più nella madre, non fa più uno con lei. Il suo desiderio è desiderio di unità con la madre.

Fin dall’inizio della sua vita la frustrazione di questo primario desiderio, causata dall’intervento paterno, (quando c’è, se non c’è siamo addirittura nella psicosi; si intende ovviamente di una mancanza simbolica) cioè dalla presenza del padre nella coppia madre-bambino, provoca l’ingresso nel simbolico, nel linguaggio, attraverso la Domanda. In che modo? Il padre viene a rappresentare l’elemento terzo, simbolico, che viene a distrarre la madre dal bambino, dall’essere tutta madre e interviene come Legge. Così facendo pone un limite a questo rapporto duale ed è questo che s’intende quando si dice che il padre interviene come Legge.

 

 

Da qui l’ingresso del bambino nella Domanda che è, inizialmente Domanda d’amore:

1. il bambino vuole essere amato e vuole sentire che questo amore veicola un desiderio singolare nei suoi confronti. Questo si esprime, per esempio, dal punto di vista psicologico, non cosciente nel: cosa sono io per te? Cosa vuoi da me?

2. il bambino vuole essere di riconosciuto come soggetto, vuole essere ascoltato. Questo lo esprime, per esempio, attraverso i suoi capricci e dal punto di vista psicologico, sta chiedendo di ricevere un limite, dell’attenzione, un riconoscimento, . Vi sta dicendo qualcosa di preciso, occorre saper leggere.

3. rivolgersi al bambino con domande del tipo: come devo fare con te? Oppure: perché non ubbidisci? Altre se ne potrebbero aggiungere all’infinito. Non è costruttivo ma piuttosto potremmo definirlo impulsivo. Dal punto di vista psicologico potremmo inquadrare questi interventi come domande che s’iscrivono dal lato della Domanda, in questo caso con la D maiuscola. Meglio non interrogare il bambino perché non ha ancora gli strumenti per valutare le risposte, e non è lui a dover rispondere sul piano educativo.

4. intervenire in modo propositivo aiuta il bambino, senza saperlo, ad accondiscendere alla richiesta dell’adulto. Nel registro della Domanda può iscriversi il bambino ma non il genitore.

 

PER TORNARE ALLA DOMANDA

La Domanda così posta può avere una sola direzione: bambino verso genitore e mai nel senso contrario: genitore verso bambino (in questo caso avremmo: un genitore in preda alla sua nevrosi e un bambino disorientato). Questo perché è il bambino che ha bisogno di collocarsi e di farsi guidare dal genitore. Quest’ultimo non raramente è portato a domandare al bambino: per favore dimmi cosa devo fare con te!

 

IDENTIFICAZIONE

L’identificazione è importante:  il bambino utilizza e necessita dei significanti che gli arrivano dall’A (Altro genitoriale) per crescere e, per poterlo fare, ha bisogno di identificarsi con essi. Quindi se si pensa qualcosa che riguarda il bambino o lo si vede in un certo modo il bambino molto probabilmente si identificherà con quel pensiero e si vedrà nel modo in cui lo vede l’adulto.

1. Il secondo stadio quando l’intervento del padre provoca il forzato distacco dalla madre e l’accettazione della Legge del Padre (con il limite al godimento del corpo della madre);

2. Lacan indica come primo stadio dell’identificazione lo stadio dello specchio.

3. Nel terzo stadio, conclusivo dell’Edipo, il bambino s’identifica col padre ed è in questa fase che egli, appropriandosi del linguaggio e della Legge tramite il padre, entra nel simbolico.

 

Se la madre intralcia il padre e il piccolo rifiuta la legge paterna, questo rimane completamente in balia dell’immaginario, ossia nel completo assoggettamento alla madre e diviene l’oggetto del fantasma materno.

Il bambino che s’identifica con il padre incorpora la legge e incorpora ciò che il padre possiede e ciò che lui stesso vuole avere, l’oggetto del suo desiderio: il fallo.

 

Cos’è il Fallo?

Versante fallo immaginario: il fallo rappresenta la mancanza nella madre, (qui si colloca l’angoscia) ma anche l’organo maschile, (dove si colloca il desiderio).

Versante fallo simbolico: l’organo maschile elevato alla funzione simbolica è ciò che: assicura l’entrata nella sessualità, nel rapporto con l’altro del sesso.

Per cui ne discende che, per Lacan, il fallo non è il sesso biologico ma metafora paterna, un significato inconscio. Nel senso che un soggetto può sostenersi su un fallo simbolico o immaginario (per esempio: psicosi, omosessualità).

Freudianamente parlando, si può dire che l’immaginario coincide con la fase del processo primario, mentre l’identificazione con la Legge coincide con il processo secondario.

 

Tutti i successivi desideri discendono da un primario desiderio di colmare la mancanza a essere conseguente alla separazione dalla madre. Dunque restare il fallo che manca alla madre, in altri termini essere il fallo, cioè rispondere al desiderio della madre o passare nel registro dell’avere un desiderio che vada verso la singolarità del soggetto?

Con l’accesso all’ordine simbolico del linguaggio, il desiderio primario, sotto mentite spoglie, si esprime nella Domanda. Ciò che il bambino, e poi l’adulto, chiede, è di essere riconosciuto come il desiderio dell’altro, cioè che l’Altro lo desideri, ma si tratta qui di un desiderio un desiderio sostitutivo, un desiderio singolare, che gli permetta una sua collocazione nella vita.

Col passaggio dall’immaginario al simbolico, ossia dall’essere (il fallo della madre) all’avere, inizia il processo di costituzione dell’Io e quindi la divisione soggettiva, la Spaltung del soggetto, nella sua struttura psichica.

 

Fonte: https://eldaperelli.com

 

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