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La scuola deve essere facile o difficile?

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Nell’opinione comune la scuola buona è quella difficile, mentre la scuola facile è giudicata scadente. Ma davvero l’apprendimento deve essere un processo faticoso e irto di ostacoli?

La scuola deve essere facile o difficile? La risposta sembra scontata: la scuola non deve preoccuparsi del grado di difficoltà ma di definire gli standard che dovrebbero raggiungere gli allievi, di formare le future potenziali classi dirigenti, di saper cogliere le richieste della società che cambia e tradurle in contenuti formativi. Queste sono le affermazioni degli esperti, che nella maggior parte dei casi rimangono speculazioni astratte.

Per molte famiglie e anche per molti insegnanti il binomio facile/difficile è quello che esprime meglio di tutti la qualità della scuola. I genitori, di fronte agli insuccessi dei figli, cercano una scuola più facile. Gli insegnanti che lamentano un abbassamento progressivo della qualità dell’istruzione vorrebbero una scuola più selettiva e quindi più difficile. Le verifiche sono troppo facili e vanno rese più difficili. Il computer è meglio non usarlo perché diventa tutto troppo facile.

Nell’opinione comune la scuola buona è quella difficile, mentre la scuola facile è giudicata scadente. Questo accostamento riflette una concezione dell’apprendimento come un processo faticoso e irto di ostacoli e in definitiva come un percorso di sofferenza e di espiazione.

 

Il manuale per l’educazione ai diritti umani per le bambine e i bambini

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I bambini sono forti, ricchi e capaci. Tutti i bambini hanno una preparazione, un potenziale, curiosità e interesse ad apprendere, negoziando con qualunque cosa l’ambiente porti.

Loris Malaguzzi

 

Vivendo assieme ad altre persone, nelle loro famiglie e comunità di appartenenza, le bambine e i bambini già in tenera età diventano consapevoli e si interrogano sulla giustizia e sul significato del mondo. L’educazione ai diritti umani favorisce questo loro interesse naturale e il relativo processo di apprendimento, sviluppando la comprensione dei diritti umani e la conseguente creazione di idee e comportamenti. Questa è l’educazione ai diritti umani e questo è Compasito – il manuale per l’educazione ai diritti umani con le bambine e i bambini.

Compasito è un punto di partenza per educatori ed insegnanti, pronti a mettersi in gioco con l’educazione ai diritti umani con bambine e bambini dai 7 ai 13 anni. Il manuale introduce il lettore ai concetti base dei diritti umani e dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e fornisce una considerevole documentazione teoretica attorno a 13 temi chiave quali la cittadinanza, la democrazia, la parità di genere, l’ambiente, i mass-media, la violenza, la povertà e l’esclusione sociale.

 

GenitoriChe a "Siamo noi"

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IMG 5681Siamo Noi è un programma di Tv2000, condotto da Gabriella Facondo e Massimiliano Niccoli. 

Venerdì 27 marzo la puntata di "Siamo noi” è stata dedicata ai problemi e disagi degli adolescenti, ma anche a tutti quei ragazzi che certamente hanno una gran voglia di crescere, che magari faticano anche a rispettare tutte le regole della convivenza familiare, ma che per lo più studiano, guardano con curiosità al mondo che li circonda, si danno da fare

Ospite Michela Silvestri, socia di GenitoriChe, che porta in studio l’esperienza del Gruppo di auto aiuto che l'Associazione GenitoriChe ha organizzato per i genitori di adolescenti ed ha avviato gli incontri dall'ottobre 2014, a cadenza mensile.

 

Quei 3 mesi di matematica che mancano alle bambine

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In Italia il gap è di 24 punti contro una media Ocse di 16. E tra gli alunni migliori sale addirittura a 39. «Solo un papà su sei crede che la figlia possa appassionarsi alle materie scientifiche Così l’ansia di non essere all’altezza costringe le studentesse a giocare in difesa»

«Ognuno di noi è un genio — diceva Albert Einstein — ma se giudichi un pesce in base alla sua capacità di arrampicarsi su un albero, passerà tutta la sua vita credendo di essere uno stupido». È più o meno quello che provano la maggior parte delle ragazze italiane: amano la scuola, studiano, fanno i compiti, leggono con passione o almeno con più passione dei loro coetanei, ma quando è ora di dimostrare le loro capacità si sentono letteralmente come dei pesci fuor d’acqua. E il risultato è scontato.

 

 

Figli e carriera: quanto conta l’età?

di Massimiliano Bratti

 

altL’evidenza empirica mostra che ritardare la nascita del primo figlio ha effetti positivi sui risultati delle madri nel mercato del lavoro. Anche in Italia. Se però si rimanda troppo, diventa difficile riuscire ad avere il numero di figli desiderato. L’importanza delle politiche di conciliazione.

ETÀ DELLE MADRI, PRIMO FIGLIO E CARRIERA

È dello scorso ottobre la notizia che alcune imprese della Silicon Valley (Facebook e Apple) si sono offerte di pagare alle proprie dipendenti i costi per il congelamento di ovuli (vitrificazione) e il canone annuale per il loro mantenimento. Si tratta di spese nell’ordine di decine di migliaia di dollari. La ragione, neanche troppo velata, è quella di promuovere l’attaccamento delle proprie dipendenti al mercato del lavoro, in questo caso all’azienda, quando sono ancora giovani e altamente produttive e spingerle ad avere figli in età avanzata, solo quando si sono pienamente realizzate sul lavoro. La vitrificazione consentirebbe a queste donne di avere carriera e figli, senza dover rinunciare a nulla.

 

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