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Ma siamo sicuri che gli adolescenti siano poi così sdraiati?

book-giveawysDi Giovanni Francesio

 

Ma siamo sicuri che siano poi così sdraiati? Siamo sicuri che gli adolescenti, o tardo-adolescenti di oggi, siano davvero come ce li descrivono i Michele Serra e in generale gli intelligenti, ossia ragazzi pigri, indolenti, isolati, autoreferenziali, refrattari alla lettura, analfabeti funzionali, chiusi nel loro mondo di perenne connessione, saltellanti da un social network all'altro, da un cazzeggio sterile all'altro?

 

Se usiamo l'editoria, come strumento di interpretazione della realtà, verrebbe proprio da dire che no, non è così, perché negli ultimi anni il settore della produzione e del mercato dei libri che ha registrato i fenomeni più interessanti - e non solo da un punto di vista commerciale - è stato proprio quello che ruota intorno al mondo degli adolescenti.

 

Lettori adolescenti (ma non solo), che si appassionano a storie popolate da personaggi adolescenti (ma non solo), scritte da autori che invece adolescenti non sono più, o quasi mai. Fattori che, quando si combinano felicemente insieme, riescono a dare vita a una dimensione dell'immaginario evidentemente dotata di una grande "forza" comunicativa, e di una notevole capacità di trasmissione dei proprio miti e dei propri sogni, caratteristiche che permettono poi a questi libri, e a queste storie, di superare i confini generazionali, e di diffondersi e affermarsi anche nel mondo degli adulti (di quelli che leggono o che vanno al cinema, almeno).

 

Coniugare inclusività e valore legale del titolo di studio. Dal voto alla certificazione delle competenze, anche all’esame di Stato

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di Paolo Fasce

 

Quest’anno mi è capitato di fornire un testo di un compito in classe che anticipava una formula che avrei spiegato da lì a poco.

«Siano A(0;3) e B(3;6) punti sul piano cartesiano. Trova l’equazione della retta che passa per questi punti, sapendo che la formula da utilizzare è la seguente: (y-yA)/(yB-yA)=(x-xA)/(xB-xA).»

Non ci si può azzardare a chiedere cose che non siano state fatte

Volevo verificare che gli studenti fossero in grado di applicare una formula non nota a priori. Nel corso della loro vita, saranno molte più le volte che dovranno applicare formule non note (o dimenticate), piuttosto che quelle note perché a scuola non si possono certo fare tutte (e molte si dimenticano). Si applicano formule quando si pagano le tasse, ad esempio. La competenza «applicare una formula» invece è persistente, come ben sa chiunque abbia imparato a nuotare o ad andare in bicicletta. Ne è sorta una vivace polemica perché «noi non l’abbiamo fatto».

 

Perché un figlio uccide un genitore

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di Sara Peggion

Entrano nella tua vita come casi di cronaca violenta e la prima reazione che hai è catalogarli nello schedario: follia. Poi, però, leggendo le storie di questi ragazzi, delle loro famiglie, dei motivi in apparenza futili che li hanno portati a uccidere un genitore (dalla 17enne calabrese che ha sparato alla madre che le negava Facebook alla coppia di giovani innamorati assassini di Ancona) ti chiedi: siamo proprio sicuri che queste tragedie siano poi così lontane da noi, da te?

Guardo mio figlio preadolescente sdraiato sul divano col tablet in mano, siamo a pochi metri di distanza ma tra di noi c’è un muro invisibile, è come se abitassimo due mondi paralleli: quello reale, di casa nostra, e il suo, virtuale, al quale non ho accesso. Non so con chi si scrive, cosa fa, se – come dice – sta “solo” giocando. So di certo che ogni volta che provo a mettere dei paletti e delle regole, puntualmente vengono trasgredite. Che le nostre liti degli ultimi mesi vertono su un unico fronte, l’eccesso di tempo che passa attaccato a un monitor. Che i miei “no” scatenano regolarmente reazioni avverse. Ho la sensazione di essere in mezzo a un conflitto senza sapere contro cosa sto combattendo.

 

Le origini del comportamento aggressivo infantile

angry-kidsPerché, come e quando i bambini aggrediscono nella interpretazione teorica della psicoanalista Susan Isaacs. Proposta per una classificazione dei moventi degli episodi aggressivi.

di Dafne Guida

In molte occasioni gli episodi di aggressività infantile incontrano parecchie difficoltà di lettura da parte dell'adulto. Il modo più semplice di spiegare il comportamento aggressivo infantile è quello di farlo risalire alla emulazione di comportamenti aggressivi degli adulti. In realtà, molti bambini educati con dolcezza dagli adulti che si occupano di loro manifestano comportamenti aggressivi spontanei.

È facile dedurre, pertanto, che tutti i bambini sono in grado di manifestare la loro ostilità con forme ed intensità diverse, a seconda della storia personale di ciascuno, dei modelli comportamentali ed educativi proposti loro, dei sentimenti e delle fantasie più o meno inconsce. Una modalità di interpretazione dei comportamenti aggressivi infantili è offerta dalla letteratura psicoanalitica e, in particolare, da Melanie Klein, che nel volume The Psycho-Analysis of Children propone parecchie interessanti interpretazioni teoriche del comportamento infantile, desunte dalle osservazioni da lei direttamente condotte in sede analitica.

 

Continuare a riformare la scuola: ripensare consigli di classe e bocciature

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di Francesco Rocchi

È novembre, e siamo a metà quadrimestre, tempo per molte scuole di valutazioni interperiodali, o pagellini o come altro hanno deciso di chiamarli. Nel mentre, i cambiamenti della riforma sono in atto, ma gli effetti non ancora noti. E allora ritorniamo su alcune questioni fondamentali che ancora sono irrisolte e che ci fanno versare, da sempre, fiumi di inchiostro. Invano, parrebbe certe volte, ma siccome i problemi sul piatto sono sempre quelli, vediamo di aggiornare il dibattito, fiduciosi che un altro articolo su tali argomenti possa essere utile, se non altro come pro memoria.

Di cosa sto parlando? Sostanzialmente di abbandono scolastico e dell’inutilità della bocciatura, che sono temi che erano legati tra loro in passato e continuano ad esserlo oggi (anche se sono stati già trattati, ad esempio qui). I nuovi strumenti dati dalla Buona Scuola alle scuole possono tra l’altro essere usati per intervenire sul problema dell’abbandono, quindi la discussione non è nemmeno del tutto oziosa, anche se lo stimolo a questo articolo non mi viene dal dibattito pubblico, spesso incentrato su percentuali e cifre mal maneggiate e peggio comunicate, ma da pensieri e impressioni che sono ormai stratificati nella mia coscienza di insegnante, e che voglio invece riportare alla luce.

 

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