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Continuare a riformare la scuola: ripensare consigli di classe e bocciature

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di Francesco Rocchi

È novembre, e siamo a metà quadrimestre, tempo per molte scuole di valutazioni interperiodali, o pagellini o come altro hanno deciso di chiamarli. Nel mentre, i cambiamenti della riforma sono in atto, ma gli effetti non ancora noti. E allora ritorniamo su alcune questioni fondamentali che ancora sono irrisolte e che ci fanno versare, da sempre, fiumi di inchiostro. Invano, parrebbe certe volte, ma siccome i problemi sul piatto sono sempre quelli, vediamo di aggiornare il dibattito, fiduciosi che un altro articolo su tali argomenti possa essere utile, se non altro come pro memoria.

Di cosa sto parlando? Sostanzialmente di abbandono scolastico e dell’inutilità della bocciatura, che sono temi che erano legati tra loro in passato e continuano ad esserlo oggi (anche se sono stati già trattati, ad esempio qui). I nuovi strumenti dati dalla Buona Scuola alle scuole possono tra l’altro essere usati per intervenire sul problema dell’abbandono, quindi la discussione non è nemmeno del tutto oziosa, anche se lo stimolo a questo articolo non mi viene dal dibattito pubblico, spesso incentrato su percentuali e cifre mal maneggiate e peggio comunicate, ma da pensieri e impressioni che sono ormai stratificati nella mia coscienza di insegnante, e che voglio invece riportare alla luce.

 

Les Choristes - I ragazzi del coro

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FullSizeRenderdi Christophe Barratier

(Francia/Svizzera/Germania, 2004) 

Sinossi

Tornato al paese natale in occasione della morte della madre, il celebre direttore d’orchestra Pierre Mohrange riceve la visita di Pépinot, un suo ex compagno di collegio negli anni dell’immediato dopoguerra. I due uomini, ormai sessantenni, ricordano i tempi in cui frequentavano l’istituto di rieducazione di Fond de l’Etang sfogliando il diario tenuto da uno dei loro sorveglianti, Clément Mathieu, compositore fallito adattatosi a fare il sorvegliante nei correzionali.

All’indisciplina della classe e all’indifferenza degli insegnanti, guidati dall’arcigno direttore Rachin, Mathieu aveva opposto metodi comprensivi, l’insegnamento della musica, il coinvolgimento dei ragazzi nella creazione di un coro. Grazie alla sua carica umana e all’organizzazione di queste attività, Mathieu era riuscito a conquistare subito la fiducia dei ragazzi nonché la stima di alcuni colleghi. A spiccare nel gruppo per il suo grande talento canoro, ma anche per l’introversione, era stato proprio Mohrange, del quale Mathieu aveva intuito le doti straordinarie e al quale si era legato anche perché segretamente innamorato di sua madre, una donna sola alla ricerca di qualcuno con cui rifarsi una vita.

 

“Maestri” del cinema. La figura dell’insegnante nel film e nel documentario

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di Fabrizio Colamartino

Risale solo ad alcuni anni fa il film di Laurent Cantet La classe, vincitore della Palma d’oro a Cannes nel 2008, nel quale emergevano una serie di questioni fondamentali per orientarsi nell’universo scolastico contemporaneo quali i problemi dell’integrazione, la divergenza dei linguaggi (tra generazioni diverse ma non solo), il rapporto tra autorevolezza e autorità. Un film che costituisce una sorta di punto di svolta dello sguardo cinematografico sulla scuola così come lo fu alcuni anni prima, nel 2002 per l’esattezza, Essere e avere di Nicholas Philibert che suggeriva, attraverso la sua stessa forma, un approccio “ecologico” alla scuola e ai suoi protagonisti. Dal 2008 ad oggi ovviamente non sono mancati i film sulla scuola, ma ciò che è interessante notare è come, forse anche sotto la spinta del successo del film di Cantet, siano decisamente più numerose quelle pellicole che centrano la loro attenzione sulle figure degli insegnanti e che, soprattutto, le ritraggono in maniera molto diversa che in passato.

 

LA FAMIGLIA E I SOCIAL NETWORK: VICINI E LONTANI. COSTRUZIONE DI RAPPORTI EMOZIONATI

ws2011-aup-social-iconsa cura di Carolina Host

 

Ho incontrato spesso, nel mio lavoro, genitori spaventati dall’assidua attività sui cellulari, smartphone, computer e tablet dei figli adolescenti: “non so che fa, con chi parla? cosa guarda? non vede nessuno, sta sempre attaccato al tablet, è solo? Guarda cose violente?”.

Chi mi interpella sono genitori che si raccontano. I figli sono in casa, in salotto, sul divano, a tavola, davanti o accanto a loro ma la loro privacy, i loro interessi, le loro amicizie e il loro bisogno di solitudine, non lo esercitano più chiudendosi in una stanza o uscendo di casa, la vivono con un cellulare e un paio di cuffiette, connessi a Internet.

Famiglie in casa, in vacanza, in automobile che sentono di essere disperse in un altrove entro cui i figli si connettono, in quel mondo del Web che appare essere il loro unico attrattore di interesse.

Vicini e lontani. Vicini ma lontani. E questo attiva domande, preoccupazione, incomprensione nei genitori.

Ho parlato con una mamma che mi ha detto che ha imparato a chattare su Whatsapp per parlare con i figli, che si è aperta la pagina Facebook per controllare e per capire. “Ho scoperto che il grande ha la ragazza. Ma quando la vede?”.

 

“Inside Out”, che fine ha fatto il libero arbitrio?

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102815673-io Joy standard.530x298di Riccardo Manzotti

 

Pochi film hanno ricevuto un plauso così universale e così trasversale – piccoli spettatori, genitori, esperti, critici cinematografici e psicologi – quanto il recente "Inside Out" di Pete Docter (Disney/Pixar 2015). Il film è stato elogiato per la delicatezza della trama, il trionfo dei buoni sentimenti, la forza drammatica della vicenda, l’originalità e la coerenza narrativa, ottenendo, sull’esigente sito americano Rotten Tomatoes, un punteggio critico di 98/100.

 

Secondo Paolo Mereghetti, il critico del Corriere della Sera, il cartone animato è “straordinario […] perché ha una capacità incredibile di trasformare in gag animati in personaggi antropomorfi dei concetti astratti” e “ti apre la testa, ti entra dentro, ti lascia ogni secondo stupito e ammirato ad applaudire di fronte a qualcosa che non avresti mai pensato di vedere al cinema” (18/5). Per Chiara Ugolini, Repubblica, si tratta di “un film sulle emozioni che permette allo spettatore di provarle tutte” (18/5). Per Brian Viner, Daily Mail, “Il termine geniale è utilizzato con troppa facilità, ma questo film lo merita in pieno” (31/8). Emily Yoshida, The Verge, augura a tutti di fare tesoro di un prodotto che impartisce una sofisticata lezione di vita (31/8). Richard Roeper, Chicago Sun-Times, non ha dubbi – il film è “coraggioso, bellissimo, dolce, divertente, profondo, irresistibilmente commovente” (14/8). Infine, Gianni Canova, Università IULM, si trova di fronte a “un piccolo, intenso romanzo di formazione che è tra i più belli del cinema degli ultimi dieci anni” (21/9).

 

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