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Papà «amici» e mamme severe Perché siamo noi a dire sempre no?

altdi Laura Fezzi

«They do listen», loro ci ascoltano. La ragazzina imbronciata, dalla fotografia di una pagina della rivista, guarda di lato, come per evitare di incrociare il nostro sguardo. In realtà, ci dice questa pubblicità sociale americana, malgrado le apparenze, malgrado l’aria ostile, ci ascolta. Come lei, tanti adolescenti sembrano indifferenti alle comunicazioni degli adulti; eppure, proprio quando pensiamo che parlare non serva a niente, che tanto varrebbe lasciar perdere, qualcosa arriva a destinazione.Il messaggio incoraggiante si rivolge a entrambi i genitori, ma viene da pensare che a farne tesoro saranno soprattutto le donne. Perché nella famiglia moderna il più delle volte sono loro ad affrontare le situazioni difficili con i figli adolescenti.

 

Sono le mamme a discutere, a contrattare, a tener duro quando serve. Anche nella famiglia affettiva post-industriale, anche nella famiglia del sì, i limiti ogni tanto qualcuno deve porli. E poiché dire di no è più difficile e faticoso, sempre più spesso gli uomini svicolano. Del resto, mentre nella famiglia patriarcale di un tempo le donne si occupavano soprattutto dei bambini piccoli, da molti anni ormai sono sempre più coinvolte dalle responsabilità legate al futuro dei ragazzi e delle ragazze, con il peso psicologico ed emotivo che ne consegue. Per verificarlo basta andare in una qualsiasi scuola durante il ricevimento parenti. A parlare con gli insegnanti ci sono quasi esclusivamente le mamme, e non solo perché i papà lavorano. Le madri sono molto più numerose anche a Milano, città dove le donne lavorano in massa.

 

Quello che nessuno osa dire sui figli

 

altI figli sono molto gratificanti, ma dobbiamo essere chiari su alcune cose di cui la nostra società, incentrata sulla famiglia, non ha il coraggio di parlare”, spiega Alain de Botton. “Più amate i vostri figli e li fate sentire al sicuro, più se la prenderanno con voi quando nella vita le cose andranno male".

 

Tipologie di bambini con bassa autostima

altBambini con poca autostima: iperattivi per uscire dall’invisibilità, che ricercano con la vivacità e le provocazioni l’attenzione e il contatto di cui hanno bisogno e che, spaventati dalla loro stessa vivacità emotiva, domandano un contenimento innanzitutto affettivo alla loro inquietudine. La scarsa considerazione di sé non porterà questi bambini alla necessità di un intervento psicoterapeutico e nessun servizio sociale dovrà attivarsi in loro soccorso; nella maggior parte dei casi questo disagio rimarrà silente, laddove non incrocerà la sensibilità di un’insegnante attenta o di un adulto capace innanzitutto di osservare e ascoltare.

 

My blue box: una “scatola degli attrezzi” per aiutare i bambini a comprendere il disagio mentale dei genitori

alt

di Costanza Valentini

Finalmente è nato per la prima volta in Italia un sito web o meglio, un contenitore, una scatola appunto, che racchiude una serie di strumenti per aiutare i figli a comprendere e ad affrontare il disagio mentale di uno o entrambi i genitori. Si tratta quindi di un servizio di informazione e allo stesso tempo prevenzione nell’ambito della salute mentale.

I destinatari del progetto sono coloro che spesso vengono ignorati proprio perché in apparenza non manifestano il bisogno di ricevere supporto. Si tratta dei figli, più o meno grandi, di genitori affetti da disagio psichico come, ad esempio, depressionedisturbo bipolare, schizofrenia. In Europa ci si riferisce a questi bambini con l’acronimo COPMI (Children of Parents with Mental Illness).La maggior parte dei progetti si rivolge agli utenti della salute mentale escludendo coloro che non manifestano apertamente un disagio. In realtà essere figlio di una persona che soffre di un disagio psichico non è semplice.

 

 

Ma siamo sicuri che gli adolescenti siano poi così sdraiati?

book-giveawysDi Giovanni Francesio

 

Ma siamo sicuri che siano poi così sdraiati? Siamo sicuri che gli adolescenti, o tardo-adolescenti di oggi, siano davvero come ce li descrivono i Michele Serra e in generale gli intelligenti, ossia ragazzi pigri, indolenti, isolati, autoreferenziali, refrattari alla lettura, analfabeti funzionali, chiusi nel loro mondo di perenne connessione, saltellanti da un social network all'altro, da un cazzeggio sterile all'altro?

 

Se usiamo l'editoria, come strumento di interpretazione della realtà, verrebbe proprio da dire che no, non è così, perché negli ultimi anni il settore della produzione e del mercato dei libri che ha registrato i fenomeni più interessanti - e non solo da un punto di vista commerciale - è stato proprio quello che ruota intorno al mondo degli adolescenti.

 

Lettori adolescenti (ma non solo), che si appassionano a storie popolate da personaggi adolescenti (ma non solo), scritte da autori che invece adolescenti non sono più, o quasi mai. Fattori che, quando si combinano felicemente insieme, riescono a dare vita a una dimensione dell'immaginario evidentemente dotata di una grande "forza" comunicativa, e di una notevole capacità di trasmissione dei proprio miti e dei propri sogni, caratteristiche che permettono poi a questi libri, e a queste storie, di superare i confini generazionali, e di diffondersi e affermarsi anche nel mondo degli adulti (di quelli che leggono o che vanno al cinema, almeno).

 

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