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Genitori iperprotettivi: considerazioni e suggerimenti

altdi Giovanni Belmonte

I genitori iperprotettivi, presi dal proteggere i figli da esperienze avverse, non consentono loro lo sviluppo di regolazione emotiva e problem solving. In alcuni casi, però, la tendenza alla protezione può diventare eccessiva e generare conseguenze negative sulla crescita dei figli: in questi casi si parla di genitori iperprotettivi.

Proteggere i propri figli dai pericoli rappresenta sicuramente uno degli obiettivi principali dei genitori. Molti di questi desiderano mettere al sicuro il proprio figlio dai fallimenti, dalle delusioni e dal dolore fisico.

I figli di genitori iperprotettivi sperimentano poco, risultano essere dipendenti dai genitori, non sono generalmente bambini responsabili, hanno minori capacità di regolazione emotiva e problem solving. Essi, inoltre, sono maggiormente esposti a sviluppare problematiche legate all’ansia e alla bassa autostima. A tal proposito, Morrison sostiene che se i genitori sono costantemente impegnati a rendere “perfetta” la vita dei figli, questi ultimi possono iniziare a pensare che questo comportamento protettivo dei genitori rappresenti la norma, e possono sviluppare delle aspettative irrealistiche sul fatto che saranno trattati così per sempre.

 

5 interessanti film educativi

altÈ assai frequente che a scuola gli insegnanti ricorrano a film educativi per approfondire qualche argomento o per proporre agli studenti alcune riflessioni. Sicuramente, il tema più diffuso è quello dell’Olocausto e, infatti, gli studenti hanno la possibilità di vedere con i loro insegnanti film come Il bambino con il pigiama a righe,  Schindler's List e il capolavoro di Roberto Benigni La vita è bella.

Altre tematiche che vengono proposte nelle scuole riguardano l’accettazione della diversità, i problemi adolescenziali quali il bullismo, la gravidanza, l’integrazione nel gruppo o le incertezze verso il futuro. In questo ambito, le pellicole più conosciute sono Quasi amici, Juno, Precious o, ancora, The Millionaire e The Help. Molto spesso, infatti, si cerca di presentare un argomento in modo più leggero, se non addirittura comico, proprio perché ci si vuole avvicinare a un pubblico più giovane.

In questo articolo verranno proposti cinque film che toccano tematiche assai diverse fra di loro e offrono interessanti spunti di riflessione. Si tratta di titoli educativi ma adatti anche ad un pubblico adulto, non solo di studenti.

1 - Freedom WritersUn’insegnante che lotta per l’integrazione e l’istruzione

Erin (interpretata da Hilary Swank) è una giovane insegnante, piena di ideali, che si trova a svolgere il suo primo incarico in un liceo californiano. La classe che le è stata affidata è costituita da studenti di etnie diverse e subito la donna percepisce un clima di grande ostilità fra i ragazzi. Ecco, allora, che si fa strada in lei la determinazione a portare integrazione e rispetto nella sua aula e per farlo si serve di una delle lezioni più importanti che ci ha lasciato la storia: la Shoah. Quella di Erin è una lotta contro la discriminazione razziale e i pregiudizi, in nome della speranza in un futuro migliore per i suoi studenti.

Freedom Writers, diretto da Richard LaGravenese, uscì nel 2007 e si ispira alla storia vera di Erin Gruwell. È un film che mette in luce i problemi legati ai pregiudizi tra le diverse etnie, alle difficoltà dell’integrazione e sottolinea il ruolo positivo della scuola e degli insegnanti nel miglioramento della situazione. Insomma, è un bellissimo messaggio di speranza.

 

Pentirsi di essere madri

alt"Pentirsi di essere madri. - Storie di donne che tornerebbero indietro. Sociologia di un tabù." è l'ultimo libro di Orna Donath, sociologa israeliana che lavora sulle aspettative della società sulle donne, madri o non madri. Il libro ha avuto un grande successo internazionale e la traduzione in inglese (Regretting moterhood) è diventato un hastag di grande diffusione (#RegrettingMoterhood) che ha dato eco a quello che è davvero ancora un tabù.

 

Pubblichiamo sia la sinossi del libro sia una recente intervista all'autrice.

 

Sinossi

«Ti pentirai di non avere avuto figli! Ricorda, te ne pentirai!». Questa profezia di sventura accompagna le donne che hanno deciso di non diventare madri. Benché la tecnica moderna permetta da tempo alle donne di scegliere più che mai liberamente se avere figli o meno, l’effettiva scelta di non averli determina ancora una forte stigmatizzazione sociale e una severa colpevolizzazione: «Te ne pentirai!». Tanto che non è neppure pensabile che si dia il contrario, ovvero che una madre si penta di aver avuto dei figli. La sacralizzazione della maternità, anche nelle società avanzate come le nostre, non ammette neppure questa possibilità; manca persino il linguaggio per esprimere questo pentimento, che a molti pare un’aberrazione, una cosa impossibile o, addirittura, immorale. 

 

 

Filmografia. Vedere tra i banchi di scuola

alta cura di Maria Pia Martignoni

Il cinema parla una lingua universale, donandoci uno sguardo limpido su infiniti mondi. Attraverso i film noi riusciamo ad immedesimarci in situazioni sconosciute e a comprenderne le implicazioni, rivitalizzando talvolta percorsi emozionali e cognitivi che ci aiutano a costruire così un senso alla realtà o all'immagine di essa.

Vedere un film è anche una piacevole attività intergenerazionale che si può quindi scegliere di fare insieme ai figli.

Le Filmografie dell'Officina offrono a genitori e ragazzi una selezione di titoli da guardare insieme per riflettere su temi importanti, complicati o semplicemente lontani dalla propria quotidianità. Il criterio di scelta ha quindi visto da una parte la motivazione educativa e dall'altra il valore culturale, con la speranza di far tornare, in chi legge, la voglia di vedere i film di cui si scrive, riaccendendo anche il desiderio di una visione critica e di un dialogo aperto.

[Qui segnaliamo la filmografia sulla scuola].

 

LUCI ED OMBRE DELLA NORMATIVA SUI B.E.S.

alt
di Annamaria Improta

 

Costa meno caro aiutare un giovane a costruirsi
che aiutare un adulto a ripararsi.
(Anonimo)

All’indomani dell’emanazione della Direttiva Ministeriale del 27/12/2012 e della relativa Circolare applicativa relative a “Strumenti di intervento per alunni con bisogni educativi speciali e organizzazione territoriale per l'inclusione scolastica” si accese un ampio dibattito, tra detrattori e difensori circa le effettive opportunità offerte da tale norma.

Tra gli aspetti positivi sicuramente va segnalato che:

1.Come scrivevo nel primo post dell’approfondimento su tale tematica,  sebbene “la scuola buona”, quella degli insegnanti motivati e anche ai Bisogni Educativi degli alunni in difficoltà esisteva già prima che venisse coniata la nuova sigla (alunni con B.E.S.) accanto a questa esisteva anche un altro tipo di scuola, più rigida e meno attenta a chi era in difficoltà. Tale normativa tutela quindi gli alunni in difficoltà anche nel caso in cui “capitino” con degli insegnanti più rigidi o distratti, in quanto ora, per legge devono predisporre un PDP. Ma per quanti di questi docenti il PDP non è un adempimento burocratico in più da compiere senza che ci sia una effettiva ricaduta nella didattica? Quanti PDP vengono disattesi? A ciò va aggiunto che la presenza di uno psicologo a scuola potrebbe guidare in tal caso a fare scelte pedagogiche maggiormente in linea con i bisogni educativi degli studenti, senza necessariamente medicalizzare la cosa, ma aiutando i docenti a porsi obiettivi di sviluppo1 e non normalizzanti.

 

 

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