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LA BUONA SCUOLA È LEGGE: E ADESSO?

 

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Di Mario Maviglia.

Lo scorso 8 luglio la Camera dei Deputati ha approvato definitivamente la legge sulla Buona Scuola: che cosa accadrà adesso? Tutte le novità in 14 punti.

Lo scorso 8 luglio la Camera dei Deputati ha approvato definitivamente la legge sulla Buona Scuola; il testo sarà pubblicato a breve sulla Gazzetta Ufficiale. Le riviste on line e cartacee della Giunti Editori seguiranno da vicino i molteplici aspetti della legge attraverso approfondimenti e dibattiti; ci aspettiamo dai lettori molte sollecitazioni sotto questo profilo.

In questa sede vogliamo sottolineare che su un piano meramente giuridico le novità introdotte dalla legge non sono tantissime, a dispetto di un testo molto lungo e articolato.

 

I PRIMI RISULTATI DELLE PROVE INVALSI 2015 IN DIECI PUNTI

 

 

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L'INVALSI mette a disposizione un documento che sintetizza i risultati delle prove 2015 e definisce le linee di sviluppo per i prossimi anni. Eccolo.

Con un documento datato 9 luglio 2015, l'INVALSI comunica i primi dati relativi alle prove di quest'anno. 

 

Le rilevazioni INVALSI, si legge nel testo, hanno coinvolto circa 2.250.000 allievi della scuola primaria (classi II e V), della scuola secondaria di primo grado (classe III) e di secondo grado (classe II). Vengono di seguito sintetizzati i risultati in 10 punti:

 

  • le prove presentate agli allievi delle scuole italiane rispondono ai requisiti di attendibilità e validità stabiliti a livello internazionale;
  • è stato ulteriormente rafforzato il legame tra ciascuna domanda delle prove INVALSI 2015 e le Indicazioni nazionali e le Linee guida;
  • a livello nazionale gli allievi che hanno sostenuto le prove riescono a rispondere positivamente alle domande fondamentali e alcune competenze di base acquisite nel ciclo primario paiono rimanere solide anche negli anni successivi;

nella prova di Italiano gli allievi mostrano maggiori difficoltà ad affrontare testi espositivi, argomentativi e discontinui, ossia meno praticati nella quotidianità dell’attività scolastica;

 

Da dove inizia la "Buona scuola"

 

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Di Daniele Checchi

 

La “Buona scuola” è legge di stato. Almeno sulla carta, ci sono tutte le premesse per un salto di qualità. I punti salienti sono l’inversione di tendenza sulla spesa, dopo la stagione dei tagli, il rafforzamento delle prerogative dei dirigenti e una maggiore possibilità di progettazione.

 

I principi della riforma

 

Il disegno di legge n.1934 (più noto come “Buona scuola”) appena approvato definitivamente dalla Camera in forma di unico articolo, in apertura enuncia i principi ispiratori, tutti pienamente condivisibili: “innalzare i livelli di istruzione e le competenze delle studentesse e degli studenti, […] per contrastare le diseguaglianze socio-culturali e territoriali, per prevenire e recuperare l’abbandono e la dispersione scolastica, […] per realizzare una scuola aperta, quale laboratorio permanente di ricerca, sperimentazione e innovazione didattica, di partecipazione e di educazione alla cittadinanza attiva […]”.

Il modello organizzativo a cui si ispira la riforma è quello della attuazione della autonomia scolastica, che significa capacità di adattare l’offerta formativa al contesto locale alla luce delle costanti trasformazioni della realtà esterna. Non stupisce quindi che una più ampia autonomia richieda una maggiore e migliore capacità di direzione da parte dei dirigenti scolastici, il cui ruolo viene rafforzato.

I cambiamenti più importanti introdotti dalla legge sono almeno tre: inversione di tendenza nella spesa pubblica in istruzione, rafforzamento delle prerogative manageriali dei dirigenti scolastici, miglioramento delle possibilità di progettazione.

 

Linee guida del Miur contro bullismo e cyberbullismo

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Il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca (Miur) ha di recente presentato le Linee di orientamento per azioni di prevenzione e di contrasto al bullismo e al cyberbullismo. Il documento, realizzato da un gruppo di esperti del Miur, «ha lo scopo di dare continuità alle azioni già avviate dalle istituzioni scolastiche e non solo, arricchendole di nuove riflessioni».

Alla stesura del testo hanno collaborato circa trenta enti e associazioni aderenti all'Advisory board dell'iniziativa Safer internet centre, coordinata dal Ministero.

Le Linee guida sono suddivise in sei capitoli. Il primo riporta alcune considerazioni sui fenomeni del bullismo e del cyberbullismo, il secondo si sofferma sul tema della sicurezza in rete e il terzo riguarda le politiche di intervento del Ministero. Gli altri tre capitoli sono dedicati, rispettivamente, all'organizzazione territoriale, alle azioni delle scuole rivolte agli studenti e alle loro famiglie e alla formazione degli insegnanti.

Il documento prevede, fra l'altro, una “riorganizzazione della governance”, con il trasferimento delle funzioni attualmente svolte dagli Osservatori regionali ai Centri territoriali di supporto (Cts). La scelta di affidare ai Cts le azioni di contrasto al bullismo e al cyberbullismo, si spiega nel testo, «è basata sulla considerazione che questi fenomeni coinvolgono soggetti, bulli e vittime, che vivono in una situazione di forte disagio e che richiedono particolari attenzioni. I cosiddetti bulli e cyberbulli, infatti, si possono configurare, alla stregua delle loro vittime, come adolescenti che necessitano dell'azione coordinata della comunità educante, almeno in alcune fasi del loro percorso scolastico, per far fronte alle esigenze educative speciali che richiedono misure necessarie per un loro recupero sia da un punto di vista educativo che sociale».

I Cts sono punti di riferimento per le scuole e coordinano le proprie attività con province, comuni, associazioni e altri soggetti, «assicurando efficienza ed efficacia nella gestione delle risorse disponibili e nell'offerta di servizi per gli alunni con bisogni educativi speciali e, dunque, anche per alunni attori e/o vittime di episodi di bullismo, cyberbullismo, stalking e cyberstalking».

Secondo quanto previsto dalle Linee guida, inoltre, le scuole hanno il compito di realizzare interventi mirati alla prevenzione dei due fenomeni e di integrare l'offerta formativa con attività finalizzate alla prevenzione e al contrasto del bullismo e del cyberbullismo.

 

Il tuo 5x1000 a GenitoriChe

Anche quest'anno puoi devolvere il 5x1000 della dichiarazione dei redditi all'Associazione GenitoriChe.

 

Il codice fiscale di GenitoriChe è 974 3444 0158

Come fare per devolvere il 5x1000 a Genitoriche:

  1. Compila la scheda del CUD o del 730 o del Modello Unico
  2. Firma nel riquadro "Sostegno delle Organizzazioni non lucrative di utilità sociale, delle associazioni di promozione sociale ..."
  3. Indica il codice fiscale di GenitoriChe: 974 3444 0158

Il 5x1000 dell'Irpef a sostegno delle Organizzazioni no profit non comporta nessuna spesa per te perchè è una quota d'imposta a cui lo Stato rinuncia. Se non indicherai nulla il 5x1000 resterà allo Stato.

I proventi del 5x1000 saranno utilizzati per sostenere un gruppo di auto-aiuto per genitori di adolescenti, partito ad ottobre 2014, e le tantissime attività del Coordinamento CARE.
 
 

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