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Più maestri per tutti, ma serve?

di ERICH BATTISTIN e DANIELA VURI

altI test Invalsi mostrano che la legge Gelmini ha avuto effetti negativi sugli apprendimenti dei bambini della primaria. Ma l’assunzione di nuovi docenti senza alcun controllo sulla loro qualità, come prevede la “buona scuola” del Governo Renzi, riuscirà a migliorare il sistema scolastico italiano?

ASSUNZIONI NELLA “BUONA SCUOLA”

Nel documento “La buona scuola” proposto dal Governo Renzi è chiara l’intenzione di assumere quasi 150mila docenti entro settembre 2015, attingendo dalle liste dei precari e vincitori e idonei dell’ultimo concorso. A questi si dovrebbero aggiungere, tramite concorso, altri 40mila insegnanti abilitati che dovrebbero sostituire nel triennio 2016-19 quelli che andranno in pensione.
Nel “patto educativo” presentato via video-messaggio, il presidente Renzi si dà un anno di tempo per rivoluzionare la scuola italiana, senza tuttavia discutere gli effetti che ne dovrebbero derivare. Serve veramente ai nostri studenti assumere più insegnanti? Li aiuterebbe a migliorare il rendimento scolastico? Permetterebbe loro di raggiungere i coetanei europei colmando il gap in conoscenze che i risultati dei test internazionali hanno reso palese?

 

EDUSCOPIO - aiuta a confrontare le scuole

altEntro poche settimane mezzo milione di studenti e le loro famiglie in Italia dovranno scegliere a quale scuola superiore iscriversi. Per una ragazza o un ragazzo è la prima grande scelta della sua vita, un momento importante e per molti aspetti decisivo per il suo futuro. Per aiutarli a scegliere la scuola migliore per ciascuno di essi, la Fondazione Giovanni Agnelli ha creato un nuovo strumento, Eduscopio.it. È un sito web a disposizione di tutti, gratuito e utile non solo per gli studenti e le loro famiglie, ma anche per i docenti e i dirigenti scolastici, che permette di confrontare le scuole italiane, a partire dal modo in cui hanno preparato i loro diplomati per il percorso universitario.

 

I poteri delle maestre e i doveri dei genitori

 

altdi Federica Mormando

 

ll bambino si muove molto, si distrae: disturba! Forse è iperattivo.

Non scrive gli apostrofi-legge male-scrive fuori dalle righe. Dislessia? Disgrafia?

Non sa le tabelline e non calcola a mente: discalculia? 

La maestra lancia dubbi ai genitori e la mamma (di solito è lei) porta il pargolo dalla psicologa, assai spesso quella consigliata dalla maestra. Può iniziare così un percorso perverso, uno slalom fra logopediste psicomotriciste e psico d’ogni tipoPeccato che spesso, molto spesso il piccino sia davvero e soltanto maleducato, e che la maestra non sappia interessare la classe. 

 

Psicanalista infantile: quando a richiederlo è la scuola

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altdi Adelia Lucattini

 

Ai genitori sempre più spesso viene consigliato di far valutare i propri bambini da un neuropsichiatra o da uno psicoanalista infantile e loro si interrogano se questa pratica sia davvero necessaria. Ecco cosa dice la legge e quando è giusto far intervenire un esperto.

Da alcuni anni a questa parte si assiste a un fenomeno nuovo soprattutto nelle scuole elementari, ma che si sta estendendo anche alle scuole medie, per cui ai genitori sempre più spesso viene consigliato di far valutare i propri bambini da un neuropsichiatra o da uno psicoanalista infantile. Molti genitori s'interrogano sul perché le insegnanti abbiano cominciato a prestare tanta attenzione ai disturbi dell'apprendimento (DSA) e ai disagi emotivi e comportamentali che i bambini manifestano in ambito scolastico e a consigliare delle valutazioni specialistiche. E spesso coltivano il dubbio che si tratti di un modo per scaricare sulle famiglie la difficoltà di gestire classi molto affollate. Ecco tutto quello che c'è da sapere su questa pratica.

 

LA SINDROME DA DISAGIO SCOLASTICO

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altPer il mondo degli adulti avere buoni risultati scolastici significa essere intelligenti, andare male a scuola vuol dire non esserlo. Questa idea che si è fatta ormai largo fra molti genitori e da alcuni insegnanti è vissuta con disagio dagli studenti, spesso vittime di ansia, paura, tensioni nei confronti delle prestazioni scolastiche e, non per niente, l’uso degli psicofarmaci è diffuso. Al successo scolastico è legata l’autostima, difatti si pensa che chi va bene è intelligente ed avrà una buona carriera, di conseguenza numerosi giovani che non conseguono buoni risultati, scelgono vie alternative per avere una positiva visione di sé, ad esempio praticano una disciplina sportiva, si dedicano alla musica, inseguono la popolarità tra i coetanei. Quei giovani che non vanno bene a scuola ma non riescono a trovare vie alternative di realizzazione rischiano l’apatia o la depressione.

Molti psicologi hanno parlato di sindrome da disagio scolastico, definibile come malessere psicologico causato da un’esperienza scolastica insoddisfacente da vari punti di vista. Tale sindrome non è alimentata soltanto da eventuali carenze intellettive o scarso sostegno della famiglia, ma anche e soprattutto dal clima psicologico della classe o dell’istituzione. Per clima psicologico si intende la qualità dei rapporti intercorrenti tra l’alunno ed i compagni, tra l’alunno ed i suoi insegnanti, il modo di percepire il regolamento scolastico.