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A proposito di Grimilde

di Daniela Marenco

altQuesto mio scritto è nato da alcune riflessioni stimolate dall’interessante articolo di Bruna Marzi: “La paura del lupo”.

Il rapporto con l’oggetto fobico, è sempre un rapporto ambivalente, di fascinazione. Freud in “Totem e Tabù”, rispetto alla fobia dei cavalli del piccolo Hans, scrive: “L’odio derivante dalla rivalità per la madre non può espandersi liberamente nella vita psichica del bambino, deve lottare contro la tenerezza e l’ammirazione da sempre esistenti per la stessa persona che è oggetto di odio, il bambino si trova un atteggiamento emotivo ambiguo, ambivalente nei confronti del padre e in questo conflitto di ambivalenza si procura un sollievo spostando i suoi sentimenti di ostilità e di paura su un surrogato della figura paterna. (…) Il conflitto prosegue piuttosto sull’oggetto di spostamento, l’ambivalenza invade questo oggetto. È innegabile che il piccolo Hans provi non soltanto paura, ma anche rispetto ed interesse per i cavalli. Non appena la sua paura si è attenuata, egli stesso si identifica con l’animale prima temuto. Galoppa come un cavallo e morde a sua volta il padre. In questo stadio della risoluzione della fobia non esita a identificare i genitori con altri grossi animali.” 1 

 

Genitori e adolescenti: un’alleanza possibile?


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 Sintesi Intervento - Scuola Ippolito Nievo – 17 maggio 2014

 

«Domani partirai
non ti posso accompagnare
sarai sola nel viaggio
io non posso venire
il tempo sarà lungo
e la tua strada incerta
il calore del mio amore
sarà la tua coperta….
ho temuto questo giorno
è arrivato così in fretta
e adesso devi andare
la vita non aspetta
guardo le mie mani
ora che siamo sole
non ho altro da offrirti
solo le mie parole…
(In viaggio – Fiorella Mannoia)



L'adolescenza occupa una dimensione spazio-temporale di transizione, caratterizzata da continui movimenti interiori, da trasformazioni psico-fisiche e da crisi che la identificano come uno dei momenti più complessi e creativi di tutta l’esistenza. L’adolescenza si configura, perciò, come un periodo evolutivo dalla grandissima variabilità, sebbene risulti connotato da alcuni elementi costanti ricorrenti, che la caratterizzano in modo preciso e determinato.
L’adolescenza (14-18/20 anni), in primo luogo, si può definire come l’età in cui maggiormente viene affrontato il tema della differenziazione e della definizione della propria identità. I molteplici e complessi compiti di sviluppo dell’ adolescente, infatti, rappresentano nodi cruciali da affrontare al fine di diventare un adulto consapevole, capace di scelte e decisioni importanti. Essi coinvolgono varie dimensioni del Sé:

l’ Area corporea: (costruzione immagine corporea stabile e affermazione identità di genere),

l’ Area Relazionale (processo di separazione/individuazione e ricontrattazione relazioni familiari), passaggi cicli scolastici, relazione più matura con i coetanei (gruppo)

l’Area Cognitiva (sviluppo del pensiero ipotetico-astratto).

 

C’è anche la povertà educativa

di Chiara Saraceno

 

altL'indice di povertà educativa

Già da qualche anno l’Unicef, sulla base di una letteratura sempre più ampia[1], ha iniziato un lavoro di messa a punto di indicatori del benessere specifici per i bambini e ragazzi. Si tratta di una operazione non semplice, sia sul piano metodologico che concettuale,  resa ancor più ardua dalle finalità comparative, che tuttavia merita di essere perseguita a fini non solo conoscitivi, ma anche di policy. Va accolto quindi con molto interesse il lavoro fatto da Save the Children, nel suo ultimo rapporto La lampada di Aladino,[2] per costruire un indice di povertà educativa (IPE), che si accosti a quelli  di povertà economica e di deprivazione materiale grave per valutare la carenza di risorse adeguate alla crescita e sviluppo delle capacità individuali. Gli indicatori che lo compongono riguardano sia le caratteristiche dell’offerta scolastica pubblica, sia dati di comportamento quali la dispersione scolastica, la pratica sportiva, la partecipazione ad attività culturali. Come tutti gli indici è necessariamente parziale e vi sono problemi metodologici e concettuali non del tutto risolti, a partire dalla questione se dare o meno lo stesso peso a indicatori molto eterogenei, e da quella di come combinare dati di input (risorse) con dati di outcome (esiti). Mancano, inoltre, perché materialmente non disponibili, molti dati che pure sarebbero utili. Infine, a differenza degli indicatori sulla povertà e la deprivazione materiale, questo indice si riferisce innanzitutto a intere realtà territoriali e non a singole condizioni individuali.

 

Presentazione a Roma del gruppo di auto mutuo-aiuto per genitori di adolescenti - 17/05/14

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Sabato 17 maggio 2014 alle ore 10.30
 
presso l’Istituto Comprensivo Via Boccioni, Plesso Ippolito Nievo, Via Boccioni 12 ROMA; si terrà l'incontro di presentazione del gruppo di auto-aiuto per genitori di adolescenti, organizzato dall'Associazione GenitoriChe.

PROGRAMMA

ORE 10.30 Registrazione dei partecipanti

ORE 11.00 Presentazione dell'Associazione GenitoriChe

ORE 11.10 Genitori e adolescenti, un'alleanza possibile? a cura di Fatima Uccellini, psicologa e mediatrice familiare

ORE 11.40 Spazio per le domande

ORE 12.00 Chiusura e registrazione adesioni

 

 

 

 

I gruppi di auto-mutuo-aiuto

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"…Si tende spesso a credere che il fatto di trovarsi sulla stessa barca con altre persone, accomunate dal medesimo bisogno o problema, non porti  da nessuna parte. Nel caso di un gruppo di auto-mutuo-aiuto,peraltro, la condivisione di uno scopo e di una missione in comune rappresenta proprio, per certi versi, il trovarsi "sulla stessa barca". Tra le prime funzioni  del processo di mutuo-aiuto, in quest’ottica c’è quella di aiutare i membri del gruppo  a immaginare come questo potrebbe fare da catalizzatore delle loro energie e risorse. Quale, in questa direzione,il ruolo degli operatori?

Costoro possono usare esempi concreti, tratti dalla loro esperienza, per far capire ai partecipanti quello che intendono per auto-mutuo-aiuto, sia come processo, sia come risultato delle attività di gruppo. Possono cercare di socializzare, cioè, la loro visione del gruppo come impresa comune, che fa leva sulle risorse di ciascuno; lo scopo che il gruppo si prefigge dovrebbe fare da punto di riferimento comune per comprendere il significato e le conseguenze della loro partecipazione. Non va dimenticato, infatti, che "sulla stessa barca" ci sono non soltanto i problemi, i bisogni e gli obiettivi dei partecipanti, ma anche le risorse di cui essi dispongono. La fase di presentazione iniziale, che serve prima di tutto per far risaltare l’interdipendenza dei partecipanti rispetto ad uno scopo condiviso, andrebbe impiegata anche per aiutarli a individuare uno alla volta le proprie abilità e risorse. In questa stessa fase nasce la consapevolezza di come dall’"essere sulla stessa barca" possa scaturire una ulteriore dinamica di mutuo aiuto: quella, della "forza del numero"….”

[Steinberg, D.M., (2002) L’auto/mutuo aiuto, Erickson]